Struttura di filiera

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KPIs

La centralità della filiera agroindustriale allargata in Italia

Fig 1 – Trend del valore aggiunto: agroindustriale allargato vs totale economia (numeri indice; 2011=100)

La filiera agroindustriale allargata è una realtà molto articolata con un elevato numero di imprese (circa 2 milioni) impegnate a vario titolo nella produzione, distribuzione e commercializzazione di prodotti agricoli e alimentari, da un lato, e nella produzione di macchine destinate al settore primario e all’industria F&B, dall’altro. L’insieme degli operatori attivi nell’agroindustria ha generato nel 2016 una ricchezza di quasi 137 miliardi di euro, garantendo un contributo di primissimo piano all’economia italiana: il 9,3% del PIL.

Agricoltura

L’agricoltura italiana nel contesto europeo

Fig 2 – Andamento del Valore Aggiunto agricolo (2010=100)

Fig 3 – Distribuzione regionale del Valore Aggiunto agricolo (% sul totale, media 2014-2016)

Fig 4 – Ripartizione del valore della produzione primaria fra principali specializzazioni (% sul totale, media 2014-2016)

Il VA agricolo italiano, pari a circa 30 miliardi di euro, rappresenta il 18,8% di quello complessivo europeo. L’Italia è il paese che negli ultimi anni ha registrato la migliore evoluzione del VA agricolo nell’ambito delle principali economie agricole dell’UE. Tra il 2010 e il 2016 il VA agricolo italiano è aumentato del 13,7% e, insieme alla Spagna (+14,0%), sono i due Stati membri (tra quelli considerati) che presentano un dato in crescita. La gran parte del VA agricolo italiano (57,1%) fa riferimento a sei regioni (Lombardia, Emilia Romagna, Sicilia, Veneto, Puglia e Campania), tre del nord e tre del sud Italia, che sono le stesse in cui si concentra la maggioranza di superficie agricola italiana. Le produzioni che concorrono a determinare la maggior parte del valore della produzione agricola italiana sono riconducibili agli assetti produttivi tipici delle economie mediterranee, e riguardano i prodotti dell’allevamento (carne e latte), l’ortofrutta, i prodotti vitivinicoli e cerealicoli.

Meccanica strumentale per l’agroalimentare

La meccanica strumentale per l’agroalimentare in Italia

Fig 5 – Le dimensioni economiche

Fig 6 – Propensione all’export (% export su fatturato, 2015)

La produzione di macchine e attrezzature destinate all’agricoltura e all’industria alimentare gioca un ruolo di primo piano all’interno della meccanica strumentale italiana: nel 2015 circa il 18% del fatturato del comparto è stato, difatti, generato dalle imprese produttrici di trattori, macchine per l’industria F&B e macchinari per il confezionamento e l’imballaggio. Allo stesso tempo, la meccanica per l’agroalimentare si configura come uno dei settori italiani maggiormente export oriented: il peso delle vendite all’estero sui ricavi complessivi è del 46% per le macchine destinate all’industria F&B, del 56% per trattori e macchine agricole e supera l’80% nel caso della meccanica per il packaging.

Industria F&B

L’industria F&B italiana nel contesto europeo

Fig 7 – Industria F&B: le dimensioni economiche

Fig 8 – La propensione all’export (% export su fatturato)

Nonostante il settore alimentare nazionale sia tra i più importanti in Europa (132 miliardi di fatturato realizzato nel 2016), l’industria F&B italiana risulta sottodimensionata rispetto a quella dei principali concorrenti esteri: la dimensione media delle imprese italiane è difatti tra le più basse in Europa, soprattutto se paragonata a quella delle aziende tedesche. Le dimensioni operative influenzano anche la capacità di raggiungere i mercati esteri: le imprese F&B italiane esportano, difatti, mediamente il 24% della propria produzione (in valore) contro il 33% delle aziende tedesche e il 30% delle spagnole.

Distribuzione e retail

La centralità della GDO nell’off-trade

Fig 9 – Off-trade: distribuzione delle vendite di prodotti alimentari per canale (% su vendite totali grocery, 2015)

La Grande Distribuzione Organizzata gioca un ruolo di primissimo piano nella commercializzazione di prodotti alimentari sia in Italia che all’estero: nel nostro Paese il 74% delle vendite grocery (in valore) passa per supermercati, ipermercati, convenience store e discount. Questo valore risulta ancor più elevato in altri Paesi europei, in primis in Germania e Regno Unito dove la distribuzione moderna arriva ad intercettare rispettivamente l’85% e l’89% delle vendite di generi alimentari nel canale off-trade.

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